RAFFAELE MINOTTO

BIOGRAFIA

Raffaele Minotto nasce a Padova nel 1969. Frequenta l’Accademia di Belle Arti, corso di Pittura, a Venezia, dove si diploma nel 1991.
Alla pittura affianca l’incisione, dedicandosi soprattutto alla tecnica dell’acquaforte e della puntasecca.
Nel 1995 realizza la sua prima mostra personale, presso il Centro di Storia del Costume ‘Ieri Attualità’ di Padova e da questo momento comincia ad esporre con continuità le sue opere. L’intenso lavoro svolto negli anni successivi è ben documentato in ‘Via Euganea’, mostra realizzata a Padova nel 2003, a cura di Giorgio Segato.

In tempi più recenti, nel 2009, la pittura di Minotto è stata selezionata per ‘Contemplazioni’: ampia esposizione a cura di Alberto Agazzani, che ha proposto nel Castello Sismondo di Rimini un efficace punto di vista sulla pittura italiana. Da tale collaborazione derivano la mostra e il catalogo ‘Riflessioni’, con un’analisi delle opere realizzate tra il 2011 e 2012.

Nel 2011 viene invitato da Vittorio Sgarbi ad esporre nell’ambito della 54° Biennale di Venezia – Sezione Regione Veneto e l’anno seguente partecipa alla mostra ‘Incontri all’inizio del mondo’, presso il Centro Culturale San Gaetano di Padova.

A fine 2012 la mostra ‘Riflessioni’ viene proposta anche nella Galleria Nino Sindoni (Asiago, VI) e, successivamente, presentata sulla rivista AREAARTE (n. 14/Estate 2013).

‘Acque misteriose’ è il progetto che rappresenta un ‘ritorno al disegno’, anche di grande formato, attraverso l’analisi del tema dei bagnanti, già affrontato da tempo con altre tecniche. La collaborazione con Stefano Annibaletto, curatore del progetto, porterà nel 2013 alla realizzazione dell’omonima mostra presso la Sala della Gran Guardia di Padova e di un catalogo che documenta e analizza il tema proposto.

Lo studio dell’incisione prosegue accanto all’attività pittorica: a giugno 2012 ‘Grafica d’arte’ dedica alle sue incisioni un’ampia presentazione a firma del prof. Paolo Bellini. Recentemente una sua stampa è stata candidata al ‘Premio Leonardo Sciascia 2015-16’, e presentata nelle mostre itineranti del Premio nelle città di Palermo, Firenze, Fabriano e Milano.

Le personali degli ultimi due anni si sono tenute presso la Galleria Rubin di Milano dove nel 2015 è presentata ‘Domus Magna’ mostra dedicata al soggetto degli interni, mentre con ‘Out of Focus’ del 2016, Simon Bart Gallery di Salerno offre agli spettatori una visione più ampia dei soggetti affrontati dalla ricerca pittorica di Minotto.

Infine, sempre nel 2017, TG5 Arti-Impressioni su tela, rubrica di Canale 5 a cura di Guido del Turco e riservata al mondo dell’arte, presenta al grande pubblico una selezione delle opere di Minotto dedicandogli una breve intervista.

“Memories”, presso Il Punto sull’arte, dal 1Ottobre al 9 Novembre 2019


RAFFAELE MINOTTO


Raffale Minotto Pittore della Luce, l’incontro con Raffaele nasce per caso quasi due anni fa in una di quelle
domeniche timide e solitarie, quelle con quel tempo sopito, quando la pioggia batte sui vetri e la stanza è
sommersa da una calma apparente, quelle domeniche novembrine dove non sai cosa fare , ma avresti solo
voglia di dormire con il tuo gatto raggomitolato sulle ginocchia, ma ad un certo punto rimasi rapita e cullata
da una musica classica triste e malinconica che proveniva dalla televisione, mi fermai prima ascoltando e
poi guardando, osservando e divorando e tutto di un tratto quella stanza buia e fredda di novembre
s’illumino: luce, colori, materia, disegno, immagini di interni luminescenti antichi sfarzi di vestigia lontane,
illuminati e sfavillanti, pieni di piccoli oggetti meticolosamente e finemente riprodotti quasi a voler
catturare l’attenzioni di silenti protagonisti sul palcoscenico teatrale di questo gioco assurdo che è la vita.
Giuro che rimasi inebetita, è questa è l’espressione più azzeccata che io possa utilizzare, per tutto il tempo
del video, che ho voluto condividere con voi nell’intro biografica dedicata all’artista, perché per me fu una
totale folgorazione e una grande scoperta il poter pensare che all’epoca contemporanea potesse esistere
ancora un artista così fresco, ma nello stesso tempo così fortemente intriso della vera storia dell’arte
passata.
Vivono nelle sue opere precisi riferimenti alla pittura impressionista di Monet, dell’ultimo periodo artistico,
alla pittura della Scapigliatura di Daniele Ranzoni, a quella napoletana degli interni di Antonio Mancini e a
quella materica inglese del ‘900 di Lucian Freud e di Francis Bacon condita con una ricerca di rielaborazione
strutturale prettamente italiana della figura umana che rimanda allo stile di Alberto Giacometti.
Ma veniamo ai noi una volta visto quel video iniziai ad informarmi, a cercare opere di Raffaele su Google, e
sui social per poter conoscere sempre di più, come se avessi una sete infinita di sapere, di vedere, di voler
capire chi fosse e il perché delle sue opere e dei temi da lui rappresentati fino a quando mi imbattei su Face
book e timidamente iniziammo a scriverci su messanger;
si lo so forse a voi cari clienti non interessa tutto questo, ma per me è stato davvero importante capire che
dietro ad un grande artista si potesse nascondere una persona umile e disponibile a parlare della sua cifra
stilistica.
Raffaele Minotto è un artista a tempo pieno pensate che dedica ben otto ore al giorno per dipingere, mi ha
fatto sorridere la definizione data dai suoi amici come: ”operaio della pittura” diciamo che fin da piccolo ha
avuto una grande fortuna quella di poter abitare in un palazzo storico di Padova : Palazzo Buzzacarini,
dimora di marchesi benestanti dell’entourage veneto, finemente decorato con dipinti di Andrea Urbani e di
Jacopo Gualana e leziosamente arredato da preziosi mobili e suppellettili di fine secolo scorso.
Ed è proprio da questo palazzo che è stato per anni lo studio dell’artista che nasce la sua passione per la
pittura e per far si che questa diventi la sua vera e unica professione.
Raffaele si definisce artigiano della pittura, molte volte quando dipinge accende la radio, ama ascoltare
musica rock anni’70 oppure buona musica jazz, certo è che dipende da cosa dipinge e come dice lui se un
quadro non lo convince spenge tutto e se ne sta nella completa solitudine diventando collega di se stesso.
La solitudine, la figura umana è al centro delle sue opere, anche se in assenza, si percepisce l’uomo come
ombra, come se fosse un po' il fulcro passato di una recita abbandonata, che lascia la scena agli oggetti e
alla luce che diventano i veri protagonisti dei suoi quadri.

Nella mostra troverete parecchie opere che si possono suddividere in due periodi differenti:
dal 2009 al 2013 dove si sente ancora la presenza delle figure umane, che vengono raffigurate all’interno
delle composizioni e permane una forte componente esplosiva e materica nelle gettate pittoriche delle
pennellate corpose e macchiate ricche di fervore cromatico connotate da un forte espressionismo pittorico
da una gestualità forte ed esasperata da direttore di orchestra e di esplosione di schizzi luminosi di luce e
un secondo periodo dal 2016 al 2021 caratterizzato dall’assenza dell’uomo che diviene ombra
fantasmagorica di un tempo passato o di un tempo ancora da divenire e da superfici più lisce con un effetto
pittorico quasi acquarellato.
Per la preparazione delle opere l’artista impiega anche tre settimane, soprattutto per quelle di grande
dimensione la tecnica utilizzata è quella dell’olio su tavola, finemente preceduta da un disegno meticoloso
fatto con la graffite, creando un equilibrio stilistico che diviene dialogo armonico tra disegno di
preparazione e dipinto, talvolta lasciato in trasparenza per far emergere la graffite.
I temi raffigurati si suddividono in: interni e paesaggi invernali;
Le stanze del Palazzo Buzzacarini denotano un forte connotato stilistico che parte da una ricerca
impressionista di fine Monet fino a chiari riferimenti dell’espressionismo astratto. Le pennellate finemente
definite e colorate di rifrazione luminosa vengono sbiancate ed arricchite da un pulviscolo cromatico dato
da piccole gocce di colore bianco candido gettate quasi alla Jackson Pollock sulla superfice finita della tavola
dipinta per ottenere la vibrazione del pulviscolo atmosferico della luce che penetra dai vetri illuminati delle
finestre. Riecheggia in superfice il nero della grafite qua e la dove la tinta è più trasparente e più rarefatta
quasi a voler far capolino da protagonista indiscusso della trama fondante del quadro, tanto che non mi
dispiacerebbe un giorno poter fare una mostra solo di opere incomplete per far capire quanto lavoro e
quanta minuzia ci sia dietro ad un solo quadro come questo. Nelle stanze e nelle tavole imbandite dove la
figura è assente viene continuamente evocata dagli oggetti, che fanno da protagonisti, di ombre di mani
lasciate, di sguardi lontani posati e rimossi che fanno dell’artista un fine miniaturista dalla capacità
inconfondibile di poter distorcere l’occhio della macchina fotografica e di voler zoomare ad uno ad uno
fugaci particolari che diventano gioielli preziosi di meticolose indagini un po' crepuscolari.
Stanze, tavole imbandite, storie, evocazioni, tanti oggetti che sono quasi pretesti per creare delle cose
nuove, ricordi di vestige nobiliari di un tempo perduto; figure passata e svanite che lasciano frammenti di
una consueta quotidianità e trasmettono il ricordo e la sensazione della fugacità del tempo e dei momenti
felici, tracce, reframe, scatti fotografici di momenti passati e di interni come diremmo ai giorni d’oggi
freezzati.
I paesaggi invernali sono temi abbastanza recenti, dove con l’apparente ironia di voler raffigurare spazi
aperti sugli altopiani di Asiago si finisce per trovarsi di nuovo intrappolati negli spazi chiusi creati dai tronchi
degli alberi in quei piccoli frammenti di spazi vitali cercati dall’uomo, dove il manto della neve scompagina
prospettive e proporzioni e mentre la terra nuda riemerge sotto il manto ghiacciato e semi disciolto la
pennellata si fa più materica dando un non so che di astratto.
Ed ora non vi rimane di assaporare e sognare…Raffaele Minotto…il pittore della luce.

A cura di Stefania Salmoiraghi

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